Leggendo il nome del gruppo a qualcuno potrebbe scappare un sorriso per un automatico accostamento simpsoniano, ma gli Homer sono tutto fuori che un gruppo scanzonato. E non sono nemmeno dei novellini, visto che sono in giro da anni e hanno all’attivo un paio di album.
Questo “The Politics Of Make Believe” può considerarsi una meta fondamentale del percorso fin qui intrapreso: il quartetto belga sfodera dieci sfuriate di un hardcore debitore di certe uscite Fat Wreck e Burning Heart, ma allo stesso tempo imbastardito da derive metalliche con tanto di growls e intrecci alternative rock. Melodici, si, ma senza avere il timore di agguzzare i canini.
I dieci pezzi che compongono il lavoro scorrono via come schegge impazzite, capaci di accarezzarti e un secondo dopo colpirti con una raffica di pugni in stile Ken Shiro. Testi impegnati, un’attitudine invidiabile e un lavoro avvolgente che non mostra segni di cedimento durante tutta la sua durata.
“The Politics Of Make Believe”, “My Last Piece Of Ignorance”, “The Path That Leads To Reason” e la conclusiva “The Scene Is Sacrificed” gli episodi migliori. A coronare il tutto un packaging ben confezionato con una copertina che ricorda Banksy. Se siete amanti di certe sonorità di fine anni 90 ma non disdegnate la modernità, questo è il disco perfetto per voi. Fate loro un favore e dategli un ascolto, se lo meritano. Ma soprattutto fate un favore a voi stessi.
