soundmagazine

Recensioni / Recensioni Album . “Piombo, polvere e carbone” di Il Pan del Diavolo

“Piombo, polvere e carbone” di Il Pan del Diavolo

Recensione di Giulia Galvani

Il secondo disco è sempre il piu’ difficile. Si dice. Ci ironizzò su anche Caparezza. Dopo un esordio che si fa notare, che fa parlare, si creano attorno all’artista delle aspettative e magari di riflesso una sorta di ansia da prestazione. Fortunatamente questo non è successo al Pan Del Diavolo, che dopo il successo di Sono All’Osso, si ripresenta al grande pubblico con un nuovo disco, che non delude e non smentisce quanto dimostrato sinora, ma semmai stupisce nuovamente. Hanno deciso di andarci pesanti servendosi di piombo, polvere e carbone per far esplodere le loro note  folkeggianti  uscite dalla chitarra acustica di Alessandro e dalla 12 corde di Gianluca, a colpire il pubblico inerme.
Meno ruvido rispetto a Sono All’Osso, forse meno diretto, con una maggior accortezza dei dettagli, con una maggior cura dei suoni, con una vena di sperimentazione che porta la musica del Pan Del Diavolo ad esplorare nuovi confini, a toccare nuovi orizzonti, creando mix musicali assolutamente innovativi.
Ritroviamo così le distorsioni elettriche di Antonio Gramentieri, azzeccatissime nel singolo che ha anticipato l’uscita del disco ”Scimmia Urlatore”, e dal punto di vista ritmico si intuisce chiaramente la mano di Diego Sapignoli (Sacricuori, Hugo Race, Marc Ribot).
Tra gli ospiti celebri, Nicola Manzan in ”Fermare il tempo”, e Ufo degli Zen Circus, interviene con il suo basso inconfondibile in ”Libero”.
Il disco riesce ad esprimere quella potenza espressiva che li ha resi sin dall’inizio forti dal vivo, la riproduce.
Più elaborate le sonorità, nuovi spunti melodici ma pur sempre viscerali.
In linea con quanto hanno fatto presagire con Sono all’Osso, Piombo, Polvere e Carbone, la cui produzione artistica è stata curata da Fabio Rizzo, non delude le aspettative. Un disco che quindi riesce a mio avviso a superare lo scoglio del ”secondo”.
Il suono diventa più curato, segnalando un’evoluzione della band, forse una crescita, comunque indubbiamente una trasformazione, segno di una maggiore consapevolezza di quel che è oggi il Pan del Diavolo.
Un disco che nasce tra Roma, dove  Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo per alleggerire gli spostamenti seguiti ai numerosi concerti si sono trasferiti, superando le difficoltà connesse al vivere su un’isola, ma immancabilmente terminato nella loro Palermo, dove a volte ”soffia un vento fortissimo”, ma è l’aria di casa. Folk e blues intrecciati alle parole con spunti psichedelici. Testi evocativi e curati.
Meno immediato. Più Maturo. Un disco che rappresenta una crescita, una evoluzione naturale di una band che non si smentisce, che si rinnova e sperimenta. Un disco che non potrà non colpire chi è stato rapito dalla fascinazione generata da Sono AllOsso. Un disco che va ascoltato magari una volta in più, ma che sicuramente arriva.

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Lascia questi due campi così come sono: