Recensione di Luca Amato
Just in time è la prima fatica dei Grassmann, band napoletana che di napoletano ha ben poco e che si sente la pelle britannica addosso; un disco ricco di spunti interessanti, solido, completo e pronto per il mercato internazionale.
E’ proprio questa forse la pecca di un Ep che al primo ascolto sembra non averne…
La rilevanza internazionale dei Grassmann in un paese, questa nostra italietta, che nonostante i numerosi tentativi di maturare musicalmente si ritrova spesso a far fronte ai soli successi, figuriamoci meritatissimi, dei cantautori, delle folk band e dell’alt rock, oscurando una talentuosissima scena indie rock di matrice anglosassone che offre tante perle nascoste. Cantato in inglese ( tra l’altro con ottima pronuncia) suoni di chiaro riferimento british e una spruzzata di electro rock alla The Music o alla Kula Shaker.
Un progetto, questo dei Grassmann, che insieme ad altri progetti italiani come Rain, Revolution n 9, The Hacienda, The Vickers, meriterebbe ben altra visibilità rispetto alla nicchia degli appassionati di genere.
Ma la caratura internazionale di un disco non può e non deve essere un difetto per una band che al suo primo “figlio” sforna alcune grandi canzoni e qualche episodio meno riuscito.
“NYC Lights” e “Fade Out” potrebbero tranquillamente essere state scritte da Beady Eye o da Stereophonics.
Il consiglio che diamo ai Grassmann è quello di mettersi subito all’opera con il nuovo materiale, magari sotto la direzione artistica di un produttore made in england.
E’ lampante la sensazione che questi ragazzi hanno sbagliato paese dove nascere, crescere e suonare.

GRANDI GRASSMANN|