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“Quebegue” di Quebegue

Un disco d’esordio estremamente introspettivo ed intimista quello dei Quebegue. Di palese impronta cantautorale, le dieci canzoni oscillano tra la malinconia e la voglia di narrarsi come in un virtuale diario aperto, in modo diretto e semplice. Poesia, amarezza, amori perduti e speranze sotterrate, il tutto filtrato da un colore seppia.
Lo stile può ricordare un Daniele Silvestri dei più morigerati e, nonostante l’eleganza dell’approccio low profile, denota una lieve carenza di originalità, cadendo in arrangiamenti dal sapore già sentito e che alla lunga tendono a perdere mordente. La teatralità sottile che li contraddistingue rischia quindi a mio avviso di far perdere attenzione all’ascoltatore, abituato sempre ad avere pezzi trainanti che aiutino a tener alte le antenne. Considerando però che si tratta del primo lavoro, ho fiducia che questa vena cantautorale possa esprimersi pienamente nei prossimi lavori e che rispecchi la stessa cura messa nei testi anche negli arrangiamenti, in modo da essere totalmente vincente e dia anche il giusto plauso al talento di questi ragazzi.

 

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