Ve li ricordate i Your Demise di “The Blood Stays On The Blade” e “Ignorance Nerver Dies”? Quando erano tutto velocità, violenza e ignoranza? Beh dimenticateveli, perchè non torneranno mai più. Qualcuno potrà obbiettare che questo pensiero si possa ricondurre già al precedente “The Kids We Used To Be”, ma nonostante fosse lontano anni luce dagli antichi fasti, riusciva a regalare ancora qualche emozione. Certo gli esperimenti melodici hanno fatto storcere il naso a più di qualcuno, ma solo i maliziosi erano riusciti a pensare che quella sarebbe stata la nuova direzione musicale del gruppo. Beh devo dire che ci avevano visto bene e che il gruppo l’ha fatta fuori dal vaso.
Non c’è niente che funzioni in questo “The Golden Age”: una voce debole che tenta di ruggire finendo per essere un misero miagolio, una produzione piatta e leccata, velocità e violenza (?) addomesticate, bordate di pop-core da classifica, tante idee messe a caso senza alcun segno di continuità tra un pezzo e l’altro. “These Lights”, ultimo singolo/video uscito, è l’emblema di dove sia arrivato il gruppo: un cantato pop punk alternato a qualche gracchiata, un ritornello che, seppur melodico, è talmente anonimo che non riesce ad entrarti in testa, pose da rapper da ghetto e una parata di marche e vestiti che farebbe impallidire il più incallito dei poser.
La title track, “Born A Snake” e la conclusiva “Worthless” sono i pezzi “migliori” di questo lavoro. La cosa triste è che farebbero da riempitivi su un qualsiasi album degno di nota. Le tracce restanti sono tanto fumo e poco arrosto: “Push Me Harder” tenta di ricalcare il passato del gruppo senza averne la rabbia e la potenza, “Paper Trails” (con tanto di voce femminile alla Paramore), “These Lights”, “Never A Dull Moment” e “A Decade Of Drifting” giocano con le melodie facili, tentando di essere improbabili hit da classifica per giovani incazzati e ribelli.
Se questa è la direzione che il gruppo ha scelto, buon per loro. Avranno successo, adolescenti rabbiosi e bambine urlanti come fan e potranno fare tutti i video stile fashion show che vogliono. Poco male. Ma a sto punto che cambino nome. Più che altro per una questione di rispetto verso chi li ha seguiti/supportati dagli inizi, incrementando il loro fan base e facendo si che oggi abbiano un nome. Un nome che ora è pieno di strati di fango. Ah no, pardon, intendevo strati e strati di marche e vestiti. L’esempio più lampante di come per molti l’hardcore al giorno d’oggi sia solo una sfilata di moda. Forse avrebbero dovuto controllare che tutto il sangue fosse rimasto sulla lama e lasciare che le lingue bruciassero del tutto. Adieu.
