Intervista con Hopes Die Last
feb 20th, 2012 | By Valentina Zardini | Category: Interviste
20/02/2012
I romani Hopes Die Last sono il sogno americano di ogni band: un ottimo contratto discografico, dischi che fanno parlare e tour mondiali al seguito. Con il nuovo lavoro “Trust No One” ci troviamo di fronte a una band matura e conscia del proprio potenziale. Per saperne di più abbiamo incontrato Daniele, voce del quintetto.
Domande a cura di Luca Malinverno
Molte band italiane partono a razzo cercando da subito l’affermazione internazionale. In voi invece credo sia successo il caso opposto, ossia una crescita graduale, dapprima a livello nazionale e successivamente internazionale, siete d’accordo e quali sono i punti su cui si è strutturata la fin qui brillante storia degli HDL?
Sì, posso essere d’accordo sull’affermazione, anche se da sempre come tipologia di musica, stile e quant’altro siamo predisposti ad un pubblico internazionale. Senza nulla togliere che nel corso degli anni il seguito metalcore e hardcore in Italia si è esteso notevolmente, ma siamo ancora piuttosto indietro rispetto agli altri paesi… La nostra formula non ha struttura, è frutto della passione e di quello che ci piace suonare ed è quello che fanno più o meno tutti i gruppi che puntano a questo! Poi capacità e un pizzico di fortuna fanno il loro gioco.
Il vostro caso è in pratica il sogno della stragrande maggioranza di band alterntative italiane: suonate moltissimi show, siete licenziati da una buona etichetta statunitense e avete un nutrito seguito di fan. Qual è il segreto che si cela dietro a tutti questi traguardi?
Come ho detto pocanzi: passione, crederci fino in fondo anche quando tutto sembra crollarti addosso, pazienza, devozione e tanta tanta fortuna!
Il fatto di esser finiti su StandBy Records ha in qualche modo influenzato il vostro modo di comporre musica?
No, assolutamente. StandBy Records non ci ha mai condizionato da quel punto di vista, ha sempre creduto in noi e nelle nostre capacità senza mai obbligarci a seguire determinati schemi, anzi, tutt’altro.
Rock’n'roll, screamo, metal, elettronica. Il vostro sound si fa sempre più ricco di elementi. Come è nato musicalmente parlando “Trust No One” e quanto tempo è servito per la sua realizzazione?
In “Trust No One” abbiamo deciso tutti fin da subito che non ci saremmo posti limiti dal punto di vista compositivo cercando di spaziare il più possibile (anche se a volte parlando di post-hardcore diventa veramente dura), oltrepassando quei muri che il genere automaticamente crea durante la composizione, utilizzando e sperimentando sui suoni e sugli arrangiamenti. Il tutto era già in cantiere da un paio di anni ma per motivi burocratici che non vi sto qui a spiegare ha visto la luce solo adesso, il che ci ha permesso di apportare modifiche e aggiungere/togliere nuovi pezzi all’album.
Come siete giunti a Standby Records?
Ci contattarono loro tramite MySpace molti anni fa, ossia quando quel Social Network era ancora funzionale per le band e faceva miracoli. Da li è nato un rapporto di lavoro che continua imperterrito da anni.
Quali aspettative vi siete posti sul nuovo album? E detta sinceramente, qual è il mercato che credete più incline a Trust No One e che monitorate con più attenzione, quello italiano, quello europeo o quello statunitense?
Non ci siamo posti dei veri e propri obiettivi, a dire il vero vorremmo solo ampliare la nostra fanbase dimostrando che non siamo più i ragazzi di “Call Me Sick Boy”. Siamo cresciuti e maturati sotto tutti i punti di vista, il che a mio avviso può essere apprezzato da un pubblico molto più vasto, soprattutto estero, Perchè come ti dicevo all’inizio della nostra chiacchierata qui in Italia siam messi veramente male (il che mi spiace da morire).
Conoscendo il lato più bigotto degli statunitensi scommetto che l’artwork Oltreoceano verrà censurato o mi sbaglio? Qual è il concept grafico dell’artwork?
Mah non credo! Non c’è stata nessuna lamentela da parte della StandBy, tantomeno dalla Universal… Anzi quando hanno visto l’artwork sono saltati tutti dalla sedia e inaspettatamente è piaciuto all’unanimità! Quindi non credo inciamperemo in qualche censura. Sulla copertina c’è questa bambina che ha la bocca sporca di sangue, il che implica che ha morso qualcosa di “vivo”. E’ un’immagine cruda che si lega perfettamente al titolo del disco “Trust No One”, quindi non fidarsi nemmeno delle cose o persone che apparentemente sembrano più innocenti, come potrebbe essere una bambina per l’appunto.
Quanto siete cambiati da “Your Face Down Now” a “Trust No One”?
Sicuramente molto! In particolare i cambi di line-up (me compreso) hanno apportato grandi modifiche e miglioramenti sia dal punto di vista compositivo che umano tra di noi.
Il che porta inesorabilmente verso una crescita e uno stato di maturità che prima non ci saremmo nemmeno sognati… Ci lasciamo alle spalle un grande bagaglio ma siamo pronti ad aprire una nuova valigia e riempirla di sperimentazioni alla ricerca del vero suono degli Hopes Die Last. “Trust No One” è solo l’inizio di tutto questo!
Il fatto di poter usufruire degli studio di un membro della band ha agevolato in qualche modo la scrittura del disco?
Ti correggo se posso: di ben due studi di registrazione! Il disco è stato registrato al “Sick Boy Studio” di Marco, ma anche Becko ha a sua volta i “Skie Studio”, il che è stato utilissimo abitando non proprio vicini, a produrre pre-produzioni e stesura dei pezzi.
Tutto ciò ha reso estremamente semplice la stesura dei brani come si può ben intuire rispetto ad altri gruppi che non hanno questo tipo di agevolazioni.
Quanto incide nella crescita di una band il confrontarsi costantemente con nomi internazionali dal vivo? Nel vostro caso ha in qualche modo apportato qualcosa in più al vostro modo di pensare musica?
Assolutamente sì! E’ un confrontarsi costantemente con altre band (specialmente con quelle di audience più vasta), il che ti porta verso un voler apprendere i vari background. Ogni gruppo ha qualcosa che magari noi davamo per scontato oppure cose a cui noi non abbiamo mai dato peso che accrescono il nostro bagaglio musicale e personale… Anche questo ha sicuramente contribuito alla nostra crescita. Nomi del calibro di Bring Me The Horizon, Enter Shikari, Offspring, Attack attack, Our Last Night non possono di certo lasciarti indifferente!
Rispetto al periodo nel quale debuttaste è cambiato qualcosa a vostro avviso nella scena alternative italiana?
A mio modesto parere (poi magari mi sbaglio) in italia c’è stato un crollo devastante rispetto al periodo da te menzionato, ma credo vivamente che sia una fase transitoria…
Come in tutte le cose, dovuta anche al momento di crisi che la nostra nazione sta passando, che si ripercuote anche sulla nostra scena… Ai posteri l’ardua sentenza, ma sono molto ottimista da questo punto di vista.
C’è una domanda alla quale siete stufi di rispondere? Se sì questo è il vostro momento!
Sì! Perchè abbiamo deciso di registrare la cover di Katy Perry… Ma immagino che me lo chiederai tra poco!
In Rete sono già disponibili due videoclip, volete parlarci dei concept che stanno dietro ai due video?
E’ nato tutto molto casualmente. All’inizio l’idea era di produrre il video di “Unleash Hell” esattamente come lo avete visto. Poi pensando a una nuova idea per il secondo video mi sono chiesto “perchè proporre una nuova idea quando il video appena realizzato si presenta esattamente come un film?”. E come tutti i grandi colossal hanno un sequel e da lì è nata l’idea di produrre per il video di “Never Trust The Hazel Eyed” un secondo capitolo legato al primo e creare una sorta di cortometraggio… Il concept è stato sviluppato (come penso si noti) attorno alla nostra devozione a registi come Rodriguez, Tarantino, Guy Ritchie e ai loro capolavori, una sorta di omaggio a quello che in questi anni di carriera ci hanno regalato!
In questi anni ci sono stati diversi cambi di line-up. Quanto hanno influito nella crescita del gruppo e c’è mai stato un momento in cui avete pensato seriamente di mollare il progetto?
Come ho detto prima i cambi di line-up hanno influito sulla nostra carriera per alcuni versi positivamente e per altri negativamente. Quando ti ritrovi a dover star fermo per un po’ alla ricerca dei nuovi componenti non è una cosa bella nella carriera di una band, ma alla fine tutto si è risolto per il meglio. Sicuramente quando ti trovi il mondo che ti cade addosso l’unica cosa che puoi fare è contrastare la sua caduta altrimenti sei finito. E fortunatamente nei nostri cuori non c’è mai stato il sentore di voler abbandonare tutto, forse è per questo che siamo qui ora a parlare con voi del nuovo album!
I testi di cosa parlano? Titoli come “Life After Me Life After You” fanno pensare a qualcosa di introspettivo/personale…
Come per la musica non ci poniamo mai limiti né barriere, ci riteniamo liberi di scrivere tutto ciò che ci passa per la testa, che ci piace e che ci fa sentire meglio in qualche modo.
Per quanto riguarda “Life After Me Life After You” in particolare l’ho scritta dopo una perdita molto importante nella mia famiglia (e infatti ho dedicato l’album a questa persona),
ho cercato di immedesimarmi in cosa una persona, davanti alla fine, potesse pensare dei suoi cari, a tutto ciò che ha avuto, a quello per cui ha lottato e che sta perdendo…E’ forse il testo a cui tengo di più.
Da bravo veggente hai anticipato una domanda che avevo in testa e che ormai mi vedo costretto farti… Unica nota che non ho digerito del disco è la cover di Katy Perry. E’ stata inserita per una pura questione commerciale o per quale motivo? E soprattutto perchè proprio “Firework”?
Come immaginavo non poteva mancare questa domanda! Non c’è nessuna mossa commerciale né premeditazione dietro a questo pezzo. Come ho risposto già altre volte ci trovavamo in un periodo statico dove dovevamo aspettare la release del disco e per non lasciare i nostri fan con la bocca asciutta per troppo tempo un giorno sono andato nello studio di Becko e ho registrato questa cover semplicemente per puro divertimento.
Pubblicandola ci sono stati molti apprezzamenti e molte critiche ma va bene così.
All’etichetta è piaciuta – visti anche i risultati su YouTube e iTunes – ed è stata inserita nel disco. Era un gioco che abbiamo voluto portare avanti e come tutti i bei giochi finisce.
Non sentirete più parlare di cover in casa Hopes Die Last per molto tempo!
Dal punto di vista live cosa dobbiamo aspettarci per i primi mesi del 2012? E quali sono i prossimi passi in casa Hopes Die Last?
Stiamo promuovendo il disco in tutto il mondo in attesa del 14 febbraio (data ufficiale d’uscita) e pianificando nuovi tour promozionali in tutto il mondo per il 2012! Occhio al nostro Facebook www.facebook.com/hopesdielastofficial per rimanere sempre aggiornati su tutte le news. Ci aspetta un bell’anno pieno di eventi!
Chiudete a vostro piacimento!
Grazie mille per lo spazio concessoci! E una raccomandazione a tutti i lettori: a San Valentino esce il nostro nuovo disco non fatevelo scappare! Vi aspettiamo numerosi al release party romano al Blackout Rock Club il 25 febbraio data in cui è possibile acquistare “Trust No One” al nostro banchetto! Much respect!
Facebook
My Space
Twitter
