
28/02/2012
Con “We All Bleed” i veneti Vault 13 mostrano che almeno sul piano musicale l’Italia non è poi così distante dagli States. Il loro infatti è un mix semplice e accattivante di hardcore new school e sonorità heavy, connubio che ci ha incuriosito e spinto a saperne di più attraverso le parole della mente della band, Les.
Domande a cura di Luca Malinverno
Siete giunti finalmente all’importante traguardo discografico. Partiamo innanzitutto con l’introdurre i Vault 13 e i passi principali della vostra storia ai nostri lettori!
I vault13 nascono nel 2006 da una mia idea e grazie all’unione con il batterista di Moravagine/revo, Tony Cavaliere. Nel 2007 esce il nostro primo EP “Taste Of Life”, allora il sound della band era decisamente più punk oriented, una sorta di mix tra Alkaline Trio e Pennywise ma poi, con il passare del tempo e i continui cambi di formazione si è irrobustito ed è diventato quello che oggi potete ascoltare su “We All Bleed”. La band per due anni ha subito un drastico stop dovuto a, diciamo così, problemi personali… Avevo bisogno di fare ordine “dentro” e “fuori” di me, ma devo ammettere che questo periodo sabbatico si è rivelato utilissimo per arrivare all’attuale formazione nonché a ottenere ciò che ogni band desidera: un contratto discografico. Aver firmato con l’indipendente genovese This Is Core è stata una gran fortuna, l’etichetta lavora molto bene e noi possiamo dirci soddisfatti del lavoro svolto finora, cosa non da poco di questi tempi!
Nella mia recensione parlavo di “Shadow Are Security” come possibile riferimento a livello sonoro (e ne sono convinto tutt’ora), ma leggendo in Rete ho notato che la pensate nel modo opposto a riguardo. Beh allora parto subito col chiedervi quali band pensiate abbiano influenzato la composizione di “We All Bleed”?
Ahahaha! Verissimo! La risposta è servita: Thrice, Rise Against, Fightstar, Blindside, While She Sleeps e… sì, lo ammetto, A Day To Remember!
Quanto tempo è occorso per la chiusura del disco e quali sono state le maggiori difficoltà avute nella stesura?
Allora, abbiamo firmato a metà luglio e fino ad allora avevamo il 40% dei brani pronti nonché il singolo già confezionato, mentre la restante parte dei brani l’ho composta interamente nel mese di agosto, ho ricorretto interamente i testi (anche quelli vecchi), poi i ragazzi della band hanno arrangiato e registrato i pezzi e infine siamo entrati in studio a dicembre per mix e master. Nella stesura non c’è stata alcuna difficoltà (il mio bagno è fonte di grandissima ispirazione!), semmai l’unica difficoltà che abbiamo riscontrato è stata a livello organizzativo poiché qui tutti lavoriamo, come si suol dire, dalle 9 alle 5 e spesso si arrivava in sala totalmente privi di qualsiasi voglia di vivere!
Il disco mostra due lati assai diversi di voi: quello più heavy e quello a mio modo di vedere più fun. Riscontrate anche voi tutto ciò nel disco e a cosa dobbiamo questa scelta di mostrare più facce di se stessi?
Ovviamente sì, non posso dire che sia stata una scelta ma abbiamo cercato di unire quello che i Vault 13 sono stati in precedenza e quello che sono e saranno in futuro, mi spiego: ci son brani, come “Deathwish” e “Redeemer” che appartengono al passato più remoto della band e altri come “We All Bleed”, “The Rescue”, “An Ode To My Enemies” che sono stati scritti più recentemente ma totalmente rivisti e corretti per l’uscita discografica. Infine la parte restante dell’album che è stata interamente composta dopo la firma del contratto. In 10 pezzi abbiamo cercato di riassumere quello che i Vault 13 son stati in questi cinque anni di vita.
E al seguito della domanda precedente, come definireste il vostro sound a chi non vi conosce?
Irrequieto! Scherzi a parte direi semplice, diretto, onesto e d’impatto, una sorta di luna park sonoro: si va dalla casa degli orrori, al tagadà e poi via di nascosto sui cavallini del merry go round… E tutto con un unico biglietto!
Il vostro raggio d’azione si basa principalmente sulla scena metal: quali band e dischi sentite di consigliare ai nostri lettori?
Ovviamente “The Artist In The Ambulance” dei defunti Thrice, “Siren Song Of The Counter Culture” dei Rise Against, “Our Darkest Days” degli Ignite, “The North Stands For Nothing” dei While She Sleeps, Hundredth “Let Go”, Confession “Long Way Home”, Stray From The Path, Apostate, Ready Set Fall e Dufresne, perchè anche noi italiani sappiamo spaccare!
Il vostro clip come anche l’artwork del disco ha un concept incentrato sull’oscuro, scheletri, zombie… Su cosa è incentrato a livello lirico il disco e da cosa nasce questa passione per questi temi?
La passione per questi temi nasce dal mio grande amore per il cinema horror, soprattutto di serie Z, e proprio da questo nasce anche il nome Vault 13 che altro non è che un omaggio ai fumetti anni 50 della Ec Comics “Tale From The Crypt” e al suo Vault Keeper (quindi nessun collegamento con il famoso videogames “Fallout”). Per quanto riguarda la copertina gli zombie ovviamente siamo noi che ritorniamo da anni di buio, belli incazzati e agguerriti, mentre per il video c’è una metafora molto più sottile sia per la storia che per la figura dell’infermiera zombie… Tutto ha un suo perché ma onestamente preferisco tralasciarne i particolari ma se leggerete attentamente i miei testi potrete farvene una pallidissima idea. Posso solo dire che non amo gli ospedali, le benzodiazepine e nemmeno le “crocerossine”!
Quanto è difficile trovare date live per una band emergente come la vostra?
A questa domanda mi riesce difficile risponderti dato che proprio in questi giorni abbiamo iniziato a fare i primi live e le date non sembrano mancare, posso dire che i locali non sempre sono all’altezza delle situazione e, in certi casi particolari, sono davvero imbarazzanti da un punto di vista prettamente tecnico ed organizzativo ma noi non ci facciamo scoraggiare di sicuro da questo. L’importante, secondo me, è cercare di creare una fitta rete di collaborazione tra bands e suonare in più posti possibile. Per ora vogliamo rodare la band su territorio nazionale ma sono già arrivate un paio di proposte dall’estero e, con tutta probabilità, in un futuro (non distante) punteremo soprattutto a uscire dai confini italici.
Quando si parla di scena alternative nazionale ognuno ha un suo parere in merito. Secondo voi esiste veramente una scena oggigiorno?
Per come stanno andando le cose non vedo una vera scena musicale, come poteva essere quella degli anni 90 per intenderci, l’industria discografica (le major) è da tempo in ginocchio e non riesce più a proporre nulla di interessante poiché sempre alla continua ricerca di galline dalle uova d’oro che si bruciano mediamente nell’arco di due uscite al massimo. Ed è proprio per questo che, probabilmente, solo i vecchi “dinosauri” riescono ancora a riempire gli stadi. Le Major ci propinano continuamente merda, non hanno interesse a stimolare l’ascoltatore ma per fortuna noi “rockers” siamo più attenti e curiosi rispetto al pubblico medio e sappiamo molto bene che la scena underground può svelare sempre piacevoli sorprese.
Quali band italiane sentite più vicine al vostro progetto?
Lo dico perché li ammiro e stimo tantissimo, sia come persone che come musicisti: sto parlando dei nostri vicini di casa Dufresne, una band davvero troppo sottovalutata e che meriterebbe molto di più.
Quali sono i progetti in casa Vault 13 per il 2012?
Stesura di nuovi brani e un EP verso fine anno, ma credo che sia ancora prematuro parlarne, per il momento pensiamo a rodare questa band sul suolo nazionale ma con un occhio sempre puntato oltre confine.