Il 14 febbraio esce “E’ questo che siamo”, il nuovo disco degli Arsenico
ARSENICO
www.arsenico.net
E’ questo che siamo
Produzione artistica: Arsenico
Casa Discografica: La Voce del Gregge
Edizioni: New Label Model
Distribuzione: La Voce del Gregge / Opificio Zero
Registrato presso Gulp Recording Studio di Marco “Cipo” Calliari
Release: 14 febbraio 2012
A tre anni da Esistono Distanze, la band torinese Arsenico pubblica il nuovo e attesissimo album E’ questo che siamo, un sorprendente disco rock in tutto e per tutto, rifinito ed elaborato con sincera crescita e impegno. Dieci tracce che raccontano lo spaccato di una quotidianità condivisa che non fa solo sorridere, ma è anche una sfida per chi si batte per un futuro migliore, riversando in musica le esperienze e le emozioni della vita, fatta di lavori normali, paure, imprevisti e cambiamenti. Emozioni che vengono amplificate nel gioco bello e pericoloso di avere una band rock.
E’ questo che siamo è stato concepito come un flusso di immagini che si articolano intorno a testi e armonia: i testi usano un linguaggio a volte diretto, a volte simbolico, ed il tutto si compone come un film, una pellicola da guardare ad occhi chiusi. Il mood del disco è rappresentato in pieno dalla scelta del titolo, una citazione autorizzata di Fuoco Fatuo dei Massimo Volume. Con un pizzico di presunzione, E’ questo che siamo vuole rappresentare un filo conduttore con la scena indipendente italiana degli anni ’90, di cui i componenti del gruppo si sentono i fratelli minori.
Gli Arsenico di oggi sono un gruppo rock. Non c’è nient’altro da aggiungere. Tranne che quando si pensa ad un gruppo rock ci si immagina persone un po’ annoiate dalla vita, tendenzialmente dedite a narcisismi vari, che vanno a letto la mattina presto, che abusano di vizi ed abitudini malsane. Invece gli Arsenico farebbero volentieri tutto questo ma siamo nel 2011, c’è la crisi, e di solito devono lavorare. Quattro ragazzi che si sono conosciuti tra i banchi di scuola e che ora sono diventati adulti consapevoli di quanta gavetta hanno fatto in questi anni, macinando chilometri in furgone e suonando ovunque, in Italia e all’estero. Quindi, se si escludono i vizi e le abitudini malsane, non sono diversi dal vicino di casa, dalla commessa del negozio all’angolo, dal postino, dal capo in ufficio. Però suonano. Per Fabio, Marco, Roberto e Daniele, suonare è un modo per essere, per dire qualcosa e dirlo nel modo più congeniale e diretto, dandosi da fare per coinvolgere il pubblico e cambiare nel piccolo le cose che non vanno. Banditi i populismi, gli Arsenico amano fare ciò che fanno e lo fanno bene: è la loro piccola rivoluzione.
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Ecco svelati i primi dettagli su “Oro: Opus Primum”, primo capitolo della nuova serie di due album degli stregoni italiani del Doom soprannaturale.
“… Entrati videro appeso al muro uno splendido ritratto del loro padrone, quale l’avevano visto l’ultima volta in tutta la magnificenza della sua meravigliosa bellezza e gioventù. Per terra giaceva un uomo morto con un coltello piantato nel cuore. Aveva i capelli bianchi, il viso raggrinzito e ripugnante. Soltanto esaminando gli anelli riuscirono a riconoscerlo”.
I Derozer sono tornati! Credeteci perché è vero!
Folk, combat-rock, canzone popolare. C’è questo e molte altre cose in questo terzo album dei Legittimo Brigantaggio, che hanno confezionato un lavoro cesellato nei minimi particolari. Ogni pezzo è “liberamente tratto” da un’opera d’arte(citando solo alcuni: Truffaut, Sarmago, Flaiano) e con questo alto intento la band trasmette tutta la propria disillusione sulla società, con interessante spirito critico.
“Born to Die” è il secondo album (ma il debutto su major) della cantautrice statunitense pop Lana Del Rey (al secolo Elizabeth Grant), pubblicato a gennaio 2012 da Interscope Records e Stranger.
I Chewingum sono in tre, con nomi bizzarri come Ragazzo Italiano, Carta e Mr. Non, hanno uno studio personale a Senigallia che si chiama Uruguay Supersound e il loro unico scopo prima di registrare il secondo album era quello di “ricercare una specie di iPod frullato sonoro che miscela pop, hip hop, funky, reggae, wave, samba e punk; il suono dell’Uruguay”, un punto di partenza intelligente per giocare con la musica, senza barriere e distinzioni, ma mantenendo sempre e comunque un filo conduttore personale. E poi, ce lo ricordano anche loro, l’importante sono le canzoni, al di là di tutte le definizioni che è possibile appiccicare – come una gomma da masticare, appunto – al suono che contraddistingue le undici tracce che compongono Nilo. La loro abilità nell’inventare melodie pop, mischiate con moltissimo altro, era già emersa dopo la pubblicazione dell’esordio, La seconda cosa da andare (Tafuzzy Records & Marinaio Gaio, 2008), e con l’EP in download Il disco si posò (2010), oltre che con la lunga serie di date che li ha visti impegnati in Italia e all’estero. E che li vedrà ripartire dopo il 29 febbraio, data di pubblicazione di Nilo per Garrincha Dischi. Nel corso della gestazione del disco, i Chewingum hanno incontrato anche musicisti e anime affini che hanno contribuito in maniera importante al risultato finale: Maria Antonietta ha cantato in Oregon ghiacciai, Latootal (fondatore degli storici Uomini di Mare assieme al concittadino Fabri Fibra) ha mostrato la sua abilità in fase di sampling su Il neorealismo del lunedì, Marco (Dadamatto) si è inventato soulman per Atlantic City. Matteo Sideri e Paolo Berluti, infine, hanno suonato batteria e organo Hammond qua e là, per impreziosire una visione d’insieme che – per fortuna – è davvero difficile inquadrare in maniera compiuta. Nilo è piuttosto spiazzante anche dopo ripetuti ascolti, passa agevolmente da ricordi sbiaditi di post punk inglese alla Young Marble Giants (L’alba di Roma est) al reggae stralunato e inquietante di Svastiche, dall’incredibile I-Love, impossibile mix tra Pasolini – il suo Comizi d’amore è saccheggiato a dovere – ed elettronica povera – uno degli apici dell’intero lavoro – alle suggestioni brasileire di Sambamara. E poi c’è l’elettropop di Los Banditos, con un testo scippato direttamente dalle pagine de Il Sole 24Ore che scivola via su una base che sa di Gorillaz. Sono proprio la musica e le liriche a permettere ai Chewingum di fare rotta verso destinazioni esotiche senza muoversi da Senigallia, tra viaggi reali e immaginati alla ricerca di se stessi, ma sempre con il sorriso in volto e una speranza per il futuro. Parole e musica sono racchiuse in una confezione importante tanto quanto il suo contenuto, opera del pittore Giacomo Giovannetti: un collage il cui fulcro sta ne “L’uomo operato” in copertina e da cui nasce questo viaggio fantasmagorico lungo il fiume più lungo del mondo, oltre 6.500 km per arrivare sino al Mar Mediterraneo. Pop, hip hop, funky, reggae, wave, samba e punk del Delta.