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Circle Fest – 27/07/11 – Lugo (Ra)

Foto di Giulia @ Losingcontrolhasneverbeensofunny

Personalmente aspettavo questo concerto dal giorno in cui i ragazzi di Gold Events hanno annunciato la data. Tre gruppi che fanno capolino fisso nei miei ascolti, tutti insieme per un’unica data sul territorio nazionale. Un’occasione troppo ghiotta per non essere sfruttata a dovere. Non mi era mai capitato prima di mettere piede dentro al Lughè, il locale dove si è tenuto il mini festival, e in un primo momento mi ha colto un po’ di diffidenza, probabilmente dovuta al fatto che il palco era decisamente alto per i miei standard, anche se nel corso del concerto la cosa è passata in secondo piano.
Ma siamo qui a parlare di musica, quindi inizio spendendo un paio di parole sui gruppi nostrani che hanno aperto il concerto. I locali Lantern, a me sconosciuti fino a quel momento, sono stati una piacevole sorpresa, con il loro mix di screamo nostrano – vedi Raein, La Quiete – e hardcore vecchia scuola che se non altro un gruppo che tenta un approccio abbastanza originale al proprio suono, peccato che per la breve durata dell’esibizione e un’accoglienza piuttosto fredda da parte del pubblico che stava appeno arrivando, non hanno ottenuto il giusto consenso. A breve usciranno le prime registrazioni, quindi vi consiglio di tenerli d’occhio.
Seguono i più conosciuti Locked In, autori di un hardcore solido che pur non portando niente di originale, risulta comunque compatto e ha il pregio di smuovere i presenti sotto il palco, segno che la serata stava per entrare nel suo momento migliore. Personalmente non mi dicono niente, ma si sa, gusti son gusti.
Ed eccoci giunti al primo gruppo del trittico magico, ovvero i norvegesi Death Is Not Glamorous (foto 1). Gli Oslo’s Best Dancers, come si fanno simpaticamente chiamare, propongono un esplosivo mix di gruppi come Lifetime e Kid Dynamite, ovvero un hardcore ruvido ma allo stesso tempo pieno di melodie. La scaletta del loro concerto pesca a piene mani dalla loro discografia, allineando classici (This Life Is Huge, Set In Stone) alle nuove produzioni (Spring Forward, Liquid Swords) fino ai vecchi cavalli di battaglia (The Fallback, Think You Can, Assets e Elephants, richiesta da me medesimo e prontamente eseguita), in uno show infuocato e a rotta di collo, dove il cantante Christian, in preda a un delirio al limite dell’animalesco, salta tra palco e pubblico senza un minimo di sosta se non tra una canzone e l’altra, interagendo totalmente col pubblico che ha risposto calorosamente e in toni entusiasti.
A seguire, il gruppo più atteso della serata, ovvero i californiani Touché Amoré (foto 2). Avevo avuto occasione di vedere il quintetto in azione in Slovenia a fine dell’anno scorso e posso dire tranquillamente che era stato uno dei concerti migliori a cui avevo assistito. La voglia di rivederli era enorme, anche perchè nel frattempo hanno fatto il grande salto, passando da interessante realtà indipendente a gruppo sulla bocca di tutti dopo aver firmato per Deathwish Inc., etichetta del cantante dei Converge. Freschi della pubblicazione del nuovo album “Parting The Sea Between Brightness And Me” hanno messo a ferro e fuoco il Lughè, sfoderando i nuovi pezzi (Tilde, Pathfinder, Sesame, Home Far Away From Here, Amends) allineandoli ai pezzi dello split con La Dispute (I’ll Get My Just Deserve, I’ll Deserve Just That) cantati assieme al loro cantante Jordan, uno dallo split coi Make Do And Mend (Hideways, mia richiesta prontamente esaudita) fino ai classici del gruppo (And Now It’s Happening In Mine, Cadence, History Reshits Itself, Broken Records, Honest Sleep). Un’esibizione potente ed emozionante, con una risposta enorme da parte del pubblico che ha partecipato attivamente ai singalongs fino al finale a cappella di Honest Sleep: sgolati, pieni di sudore, ma con un sorriso da fare invidia a qualsiasi testimonial di dentifrici.
Giungiamo così all’ultimo gruppo della serata, ovvero i La Dispute (foto 3) da Grand Rapids, Michigan. Ho sentimenti altalenanti nei confronti della loro esibizione, un po’ perchè scialba rispetto a quanto proposto dai loro altri due colleghi di tour, un po’ per la resa sonora che non ha aiutato il quintetto. Non me ne vogliano i loro fans, mi piace molto il loro “Somewhere At The Bottom Of The River Between Vega And Altair“, ma dal vivo non dico che mi abbiano deluso, ma un po’ amareggiato. La resa vocale non è stata il massimo, molto singhiozzante e affannata, e il suono non ha aiutato i pezzi forti della loro scaletta (Said The King To The River, New Storms For Old Lovers, Damaged Goods, Andria, Bury Your Flame). Perfino il pezzo nuovo (Edit Your Hometown) non è riuscito ad entusiasmarmi, ma la cosa deve essere prettamente personale, perchè il pubblico ha reagito positivamente e calorosamente all’esibizione. Gli unici pezzi che mi han fatto veramente muovere sono stati quelli dello split coi Touché Amoré eseguiti assieme al loro cantante Jeremy (How I Feel, Why It Scares Me). E mentre la gente esausta e soddisfatta non si capacitava dell’esclusione dalla scaletta di Such Small Hands, io non mi capacitavo di una mia reazione fredda ad un concerto di un gruppo che mi piace. Magari sarà stato solo un caso, magari in un altro contesto la cosa sarebbe stata diversa. Magari se riesco darò loro un’altra chance quando tra qualche mese saranno in tour con gli Envy.
E così finisce un’ottima serata, con un bilancio decisamente positivo. Se volete farvi un’idea di quello che vi siete persi (o se volete rivivere la serata) cercatevi i video su youtube. Io personalmente (ma penso anche quasi tutti quelli che hanno partecipato al concerto) faccio un sentito applauso a Edo e Gold Events per essere riusciti a organizzare un festival a dir poco fantastico.

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