“L’inesatto” di Vanderlei
ott 25th, 2010 | By Valentina Zardini | Category: Recensioni, Recensioni Album
“L’inesatto” è l’imperfezione umana, accettata a stento dagli animi più sensibili. Ci si mette in discussione per arrivare ad un punto focale del proprio io, con fatica, a tentoni.
Il viaggio intimo portato avanti dai Vanderlei non è affatto leggero, ma arriva dritto alla seconda pelle, con qualche difficoltà, soffrendo un po’ degli ostacoli interiori da saltare con gambe stanche.
La pesantezza di cui parlo non sta negli arrangiamenti, ma in particolare nei testi. Questi s’accartocciano sempre su se stessi, non riuscendo ad arrivare con lo stesso impatto della musica, sempre così compatta e convincenei. Negli arrangiamenti senza dubbio ci dev’essere lo zampino magico di Paolo Benvegnù, con cui la band bolognese ha collaborato (furbamente) per questo disco di debutto.
E’ un debutto per modo di dire, in quanto i Vanderlei nascono alla fine degli anni Novanta con il nome di Kybbutz. Che siano musicisti già rodati si sente, poichè i pezzi denotano una gran sicurezza essendo ben delineati e di notevole forza.
Gli anni Novanta si sentono ancora e lasciano in bocca quel sapore anacronistico del “già sentito”, quasi rincorressero a fatica la scia lasciata da Afterhours e Marlene Kuntz. Questa dev’essere la loro più profonda identità, che ormai si è consolidata dopo un decennio di vita musicale insieme.
Pur essendo coraggiosamente “fuori dal tempo” e non brillando d’originalità compositiva, “L’inesatto” si può considerare un album di spessore, ben suonato e che emana una sensibilità e un’introspezione degne di nota.
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