Ci trovate anche su Facebook My Space Twitter
Accedi al tuo account | Registrati per partecipare
digup

Archive for ottobre 2010



Vinicio Capossela a Ischia per le registrazioni del nuovo disco

Inizia dal mare il nuovo viaggio musicale di Vinicio Capossela. Il cantautore è, infatti, ad Ischia per le registrazioni del suo nuovo album di inediti in uscita nel 2011, a più di due anni dalla pubblicazione di “Da solo”, il suo precedente album.

Per dare il via alla registrazione del suo ultimo lavoro, un pianoforte Seiler a coda lunga, vecchio di ottant’anni, è stato issato per l’occasione a ottanta metri sul livello delle onde, nella sagrestia della Cattedrale dell’Assunta, presso il Castello Aragonese di Ischia.
Si tratta di un’opera sul fato, sul viaggio e il mare come metafora e scenografia del destino umano. Da Omero a Dante, da Melville a Conrad, è un disco che trova ispirazione nella letteratura di tutti i tempi e in cui risuoneranno il mito, le voci di marinai, di profeti e balene.
Partite a picco sullo “scoglio” di Ischia, le registrazioni toccheranno diversi “porti” e si concluderanno a novembre sulle coste di Creta.

«Abbiamo voluto registrare il pianoforte e la voce nel Castello Aragonese perché è un luogo di ascesi, in cui sperimentare l’isolamento da altezza. – racconta Capossela – Stare tra lo stridio dei gabbiani e gli spettri del mare. Una volta chiuso il ponte levatoio alle spalle, la volta celeste ci ruota addosso attraverso le occhiate delle rovine della cattedrale aperte in alto. Ci si muove  nel cielo rimanendo fermi, come in un planetario. In sottofondo il rumore del mare, come un basso continuo».
«La letteratura di mare è quella che espone di più l’uomo al contatto col suo destino, un mare di carta in cui ritrovare indicazioni utili alla rotta della nostra vita. Così è iniziato anche il nostro viaggio. Come in un romanzo a tre gambe: un vecchio pianoforte proveniente dalla mitteleuropa e il suo accordatore, Egidio Galvan, un ingegnere del suono e produttore, Taketo Gohara, e un maestro orchestratore, Stefano Nanni. Con questa piccola barchetta e questa compagnia “picciòla”, ha avuto inizio la nostra navigazione che ci condurrà fino a Creta sotto il monte Ida, fino all’ecotrofio dei lamenti di Psarantonis, lo Zeus con la lira».



“The quite lamb” di Her Name is Calla

Recensione di Annalisa Esposito

Rilasciato a ottobre 2010, “The quiet lamb” è il secondo album studio della band post-rock britannica originaria dello Yorkshire. Al contrario del suo predecessore “The Heritage” (2009), “The quiet lamb” è stato registrato in maniera del tutto anti-convenzionale; per diverse canzoni infatti, si sono serviti anche di alcuni pezzi di chitarra registrati con degli i-phone, sistemandoli poi in fase finale al mix di ottoni, basso e cori di loro specialità.
Il sound non si può tuttavia descrivere semplicemente con il termine “post-rock”: sono evidenti strascichi e influenze di musica folk, come in “Long Grass” (primo singolo del cd uscito lo scorso febbraio), ed è la stessa Sophie, violinista e cantante della band, a descriverlo “più scuro del mare profondissimo”, senza aggiungervi particolari riferimenti. Una musica dove il cantato sembra quasi superfluo, ma che rimane indispensabile al completamento di quelle che sono molto più di semplici esibizioni orchestrali. Le quali a loro volta non cadono nell’ampollosità anche dopo diversi minuti, spezzando in climax e passando da uno stato emotivo a un altro, come se arrivasse un deus ex machina a stravolgerne il destino. Quando il peso delle emozioni si fa più evidente e le canzoni prendono una piega al limite della malinconia, ai violini più strazianti e al cantato quasi imprecettibili succedono chitarre, percussioni e bassi pesanti ed energici, che portano la canzone in una direzione del tutto nuova.
Un esempio interessante è senza dubbio quello di “Condor and River” (traccia di ben 17 minuti), che rimane forse tra le più significative dell’intero album. Parte con pochi accordi di chitarra quasi velati, per poi affiancarvi una batteria e un basso sempre più prepotenti e urtanti, in lotta tra loro; sembra quasi narrare una storia di qualcuno poco fortunato, la cui esistenza è divenuta triste e straziante. Ed ecco che all’improvviso, a metà canzone circa, i suoni più violenti si attutiscono, lasciando spazio a delicati violini e a un lento pianoforte, che accompagnano la voce di Tom Morris (voce, piano e chitarra della band), il quale sembra farsi raccontastorie del povero sfortunato, empatizzando il tutto. Fino a divenire egli stesso protagonista della storia, quando la parte cantata si fa più acuta e l’intensità degli ultimi strumenti aumenta quasi vertiginosamente, spargendo sentimenti uguali in maniera differente dall’inizio.
L’agnello silenzioso è stato dunque ammaestrato abbastanza bene, tanto da esibirsi e vincere un primo premio per raffinatezza e originalità, divenendo al tempo stesso un’ esperienza rara ed estremamente coinvolgente per chiunque desideri e sappia ascoltare.



il 3 novembre esce Nacht di Rodolfo Montuoro: un omaggio alla notte in forma di rock

RODOLFO MONTUORO
Nacht

Distribuzione: Egea
Distribuzione digitale; Believe France
Data di uscita: 3 novembre 2010

ascolta un’anteprima del disco da qui:
www.myspace.com/rodolfomontuoro

Dopo la pubblicazione solo in digitale dei due bellissimi mini-album (Orfeo e Lola), Rodolfo Montuoro chiude il cerchio e arriva alla pubblicazione del full-length Nacht, in cui confluiscono le track rivisitate dei due mini-album precedenti e cinque nuovi brani (tre inediti e due remix).
Il tutto per comporre gli ultimi tasselli di un magnifico mosaico, una vera e propria enciclopedia poetica in forma di rock dedicata alle mitologie e alle declinazioni della notte.
Già, perché Nacht, come annuncia il titolo, è un album sicuramente notturno non solo nei temi ma anche nei paesaggi sonori. L’artista va oltre le atmosfere tipiche del dark: sparge nella notte colori accesi che truccano, amplificano e infrangono il buio. E ha la capacità di farci assaporare profumi intensi che vengono da terre lontane.
Ma, soprattutto, nelle tracce di Nacht non siamo mai soli… Perché Rodolfo è un abile tessitore di storie cangianti e profonde come l’impianto sonoro di tutto il disco.
I testi sono folgorati da visioni, dialoghi, profezie, invocazioni. A volte, si avvolgono intorno a citazioni letterarie (come ad esempio “Per incantamento”, che riprende fedelmente un celeberrimo sonetto di Dante) o cinematografiche (come diceva lo stesso Rodolfo alla presentazione di Lola: “Lola ci intromette nelle illusioni magnifiche della notte, il luogo dove tutto è possibile: dove i desideri e le coincidenze possono segnare profondamente e per sempre le esistenze e i destini, nel bene o nel male, come nei film di Scorsese, di Landis o di Kubrick”).
Le musiche, mai scontate, a creare un rock teso, inquieto ed elegante, decisamente internazionale, sono intinte di sfumature sempre mutevoli grazie alle insolite coloriture di una voce intensa e fuori dal comune, ma anche grazie ai musicisti che l’artista ha fortemente voluto accanto a sé, sia nei precedenti mini-album che in questa tranche finale.
Il cast è di grande livello: oltre a Giuseppe Scarpato (chitarre e programming) e a Gennaro Scarpato (batteria, percussioni, didjgeridoo) alla direzione artistica, ci sono Francesco Fry Moneti dei Modena City Ramblers con il suo violino sulfureo, Vincenzo Vasi al theremin, Alessandro Gandola al sax (in “La Svolta”), Massimo Giuntini dei Whisky Trail alla cornamusa e ai whistles (in “Blind Runner”), Naomi Berrill e Ilaria Lanzoni agli archi, Silvia Fontani al doudouk; poliedrica la schiera dei bassisti: Enzo Salfa (in “Undici”), Francesco Gabbanini, Carlo Romagnoli, ognuno a marcare con il proprio esclusivo timbro i differenti impianti ritmici. Trame fitte e labirintiche, legate da un lavoro certosino sulle rese tecniche del suono e del missaggio, garantite da Emiliano Garofoli. L’artwork della copertina, curatissima e visionaria come sempre, è di Francesco Marangon.
Con Nacht e i suoi sontuosi ingredienti, Rodolfo Montuoro imprime un inconfondibile segno nel panorama indie e traccia le rotte future del rock italiano.



I trivision presentano “muoversi nel liquido”, in uscita il 2 novembre: ascoltane un’anteprima!

TRIVISION

MUOVERSI NEL LIQUIDO

Etichetta; Indeed! Records

Distribuizione; Halidon/Indiebox

Data di uscita; 2 novembre

ascolta un’anteprima del disco da qui: www.myspace.com/trivisionitaly

Trivision nasce con un’idea precisa; sviluppare musica inedita, una sorta di rock ipnotico/melodico da portare nelle esecuzioni live, dove la band, con il suo impatto sonoro, riesce a tradurre al meglio le sue finalità. Muoversi nel liquido, primo disco della band, riesce bene nell’intento di catturare l’energia del gruppo. Non avrebbe potuto essere altrimenti. I riff sono quasi sempre accattivanti e “bucano” lo spettro sonoro dell’ascoltatore. La musica fluttua con grande sapienza tra rock classico, metal, nu metal alla Deftones. Riferimento non casuale, che porta chiaramente la band a una concezione di rock duro ma allo stesso tempo a melodie vocali da shoegazer inglesi. Una riuscitissima collisione di rumore e melodia. Da tenere d’occhio!



le braghe corte presentano hey hey hey

LE BRAGHE CORTE

HEY HEY HEY

Etichetta: Maninalto! Records

Distribuzione: Venus Dischi

Data di uscita: 09 Novembre 2010

www.lebraghecorte.com

Qualcuno se li ricorderà agli esordi, con la loro formula di power ska che piaceva a molti, soprattutto nei loro live set. Qualcun altro avrà apprezzato la cover di un classico del pop americano (“These Boots Are Made For Walking” di Nancy Sinatra). Chi non se lo ricorda vada a vedersi il video; http://www.youtube.com/watch?v=kjtx8pwIX78. Sarà per il “tiro” micidiale del brano, o per la bizzarra frequentazione con Rocco Siffredi (la porno star internazionale che fa da protagonista nel video), fatto sta che da allora c’è un bel po’ di gente che, tra passaggi su radio e tv nazionali, ha scoperto l’esistenza di questa big band rock con un debole per il swing e lo ska. A distanza di tre anni la band ritorna con un nuovo album, dal titolo HEY HEY HEY. E la prima cosa che si percepisce è quanto la band si sia evoluta dagli esordi (1997). Già, perché Le Braghe Corte (per gli intimi LBC) con questo disco dimostrano di voler muoversi senza preclusioni di sorta. C’è di tutto infatti in questo album; uno swing strumentale, una voce lirica, un brano che è una suite di tre canzoni diverse (come si usava fare negli anni 70). C’è Piotta che “rappa” nel singolo (“Bullshit”). Una cosa però è uguale al disco precedente… E non poteva essere altrimenti. Un guest come Rocco Siffredi non si poteva dimenticare. La porno star ha dato il suo apporto anche questa volta, con ben due camei, a inizio e a fine disco.



“Dookie” – Green Day

“Dookie” è il terzo album della band punk rock statunitense Green Day, pubblicato nel 1993 da Reprise Records. E’ il primo disco co-prodotto con Rob Cavallo ed il primo sotto major.

Tracklist
1. Burnout
2. Having a blast
3. Chump
4. Longview
5. Welcome to paradise
6. Pulling teeth
7. Basket case
8. She
9. Sassafras Roots
10. When I come around
11. Coming clean
12. Emenius Sleepus
13. In the end
14. F.O.D.

Dookie - Green Day




Esce oggi “DJ Kicks” di Apparat

Apparat è il moniker dietro al quale si nasconde Sasha Ring, il musicista tedesco che dopo tre album sulla sua Shitkatapult e le ultime collaborazioni con Ellen Allien e Modeselektor su Bpitch Control, è sicuramente considerato come uno degli artisti di punta dell’attuale scena elettronica.
Apparat amplifica il suo stile unico con il nuovo capitolo della collana DJ-KICKS, raccogliendo pezzi più datati, per lui fonte di ispirazione, e brani attuali, con la chiara intenzione di stare lontano dai beat più minimali ed aprendo al dub-step ed alle più disparate soluzioni ritmiche.
Il nostro dimostra così un’incredibile abilità nel manipolare tempi e melodie, riuscendo a plasmare un’esperienza d’ascolto stupefacente e perfetta, composta da tanta melodia e dilatazioni sonore.
Apparat assembla in tutto ben 24 tracce, arricchendo la selezione con l’immancabile brano inedito, ‘Sayulita’.

www.myspace.com/apparat



“Sonny” di Lustagroove

Recensione di Irene Ramponi

Difficile da classificare questo “Sonny” del Lustagroove, una via di mezzo tra cantautorato alla Renga, rock italiano alla Timoria (valga come esempio Impressioni di un bambino di fronte alla realtà), alternative rock (Polvere ad esempio) e grunge. A partire del secondo pezzo (Flashback, davvero lunghissimo!!!) c’è un continuo scimmiottamento di Eddie Vedder solista e dei cari vecchi Pearl Jam, con qualche spruzzata di nirvaniana memoria; tuttavia le linee melodica e testuale sono piuttosto ben fatte, sebbene sembra siano tratte direttamente dalla colonna sonora di Into The Wild. Il cantato è un succedersi di testi in italiano ed inglese, potrebbe rendere molto meglio se venisse inserita maggiore originalità; per quanto i ragazzi dimostrino buone capacità musicali, dovrebbero elaborare maggiormente i modelli a cui si ispirano e da cui traggono fin troppo insegnamento… L’elaborazione testuale è piuttosto elevata ma, purtoppo, tutti i brani peccano di eccessiva lunghezza e di un po’ di ripetitività, seppure siano ben suonati e ben congegnati.
A tratti il grunge, genere dominante nell’album, lascia il posto a disarmonie un po’ punk ed a distorsioni elettroniche che alle volte risultano un po’ sguaiate, oppure a momenti funkeggianti, che creano un effetto di straniamento generale (Beauty in public garden per fare un esempio).
Sarebbe un bel prodotto ma i Lustagroove peccano troppo nell’emulare Vedder e compagni; ci auguriamo che trovino un loro stile, i ragazzi si faran, almeno si spera.



“O tutto o l’amore” di Evasio Muraro

Recensione di Eleonora Piazzi

Melodie gentili e delicate per Evasio Muraro, che a distanza di un anno dall’uscita di Canzoni per uomini di latta, propone una nuova selezione di canzoni, scelte e arrangiante con un gusto particolarmente raffinato e scrupoloso.
Dopo le risposte positive ottenute con la pubblicazione del primo album, Evasio ha deciso di fare il bis, e tornare a mettere in gioco il proprio cuore e la propria anima con queste undici tracce trasudanti poesia e delicatezza da ogni singola nota.
Questo album è la naturale progressione delle forme stilistiche già adottate per il precedente lavoro, ma avvalendosi di un ristretto numero di collaboratori, ha reso ancora più preciso e ricercato, e soprattutto personale e originale, il suono che andava cercando, privilegiando canzone dopo canzone le atmosfere di volta in volta più adatte al testo. Il lavoro fatto su questo album è di una minuzia certosina, ed è stato svolto senza porsi alcun limite o pregiudizio stilistico nell’affrontare le scelte necessarie di volta in volta, mantenendo soprattutto lo stretto rapporto con la chitarra acustica, ma accogliendo a braccia aperte l’imprevisto musicale derivante dall’introduzione di tastiere, batterie, chitarra elettrica, dobro, banjio. Sono strumenti insoliti, ma non per questo da escludere a priori nel tentativo di trovare la propria strada musicale.
Il mix e l’arrangiamento sono curati, eleganti, ricercati e danno quel tocco di classe finale a un album che comunque già di suo ha molto da dire.
Una piccola curiosità: oltre a canzoni inedite, come “Un’ora d’aria”, “Smetto quando voglio” e “Vedo la tua ombra” sono state affiancate la rivisitazione di due canzoni tratte dal precedente lavoro, “Vivo” e “Se”, e tre personali interpretazioni, “Se perdo anche te”, resa nota da Gianni Morandi, qui rivista in chiave Johnny Cash, “O cara moglie” di Ivan Della Mea e “Ballata dell’estate sfinita” di Gian Carlo Onorato. Piacevoli rivisitazioni del lavoro altrui, omaggio a passioni e percorsi comuni.



Bob Meanza

Biografia:
Bob Meanza (detto anche Michele Pedrazzi) nasce nel 1978 a Verona. È pianista, compositore, smanettatore elettronico. Preferisce suonare il piano rhodes, l’organo hammond, oppure il laptop (lo ha fatto nei Kunfufunk, Magical Mystery Band, Dual Core). Si è concesso lussi intellettuali e vizi peccaminosi: nel 2007 a Bologna scrive la sua tesi di dottorato sull’improvvisazione. Da sempre alle prese con robottini e arnesi elettronici vari, nel 2005 ha iniziato a produrre autocraticamente la propria musica, realizzando, fra gli altri, “Supper”, il primo album di Bob Meanza. Dal 2008 vive a Trento, dove in parallelo a enigmatiche attività da designer, sta ultimando il suo nuovo album “Meanza Alias Milenkovic”. Del quale si può già ascoltare in rete un pregiato EP.

Ascolta Bob su http://bobmeanza.bandcamp.com

Discografia:
As Bob Meanza:

2006 Bob Meanza : “Supper” – featuring Andrea Faccioli (Å, Einfalt, Cisco)
2010 Bob Meanza : “Meanza Alias Milenkovic” – featuring Filip Milenkovic (Babamandub, Frame00)

With Kunfufunk (piano, electronics, production):

2005 Kunfufunk : “The blockhouse sessions”
2006 Kunfufunk : “Kunfukillex”

Contatti:
http://bobmeanza.bandcamp.com