Recensione di Irene Ramponi
Davvero meritato il tour nel Regno Unito per i Terzo Livello, trentini doc, orgoglio italiano, un po’ come il Muller Turgau!
Davvero molto ascoltabile e molto ispirato questo loro “The Silent City”, album in cui confluiscono diverse influenze (a me par di sentire, musicalmente, un buon mix di crossover, qualche stacchetto metal, frammisto a Placebo, Tool, A Perfect Circle, Queens Of The Stone Age, Timoria e Litfiba dei vecchi tempi, soprattutto a livello vocale).
I Terzo Livello svecchiano in pieno il suono nostrano dell’alternative rock e dell’indie, arricchendolo di qualcosa che è decisamente e pienamente una loro conquista ed una loro volontà di affermazione, caratteristiche tipiche di chi crede in se stesso, senza perdere l’umiltà, ed ha la caparbietà per farsi valere.
Vengono un po’ le lacrimucce di commozione a sentire una voce molto simile a quella del Renga che fu, su un sound in continua evoluzione, molto variegato e in cui si nota la rielaborazione di ascolti di diversa matrice, sicuramente di alto livello e di grande qualità, vedi sopra.
Proprio diverse sonorità (il nu-metal, il metal, l’hard rock, l’hardcore, l’alternative rock e l’indie, oltre a qualcosina di punk e di prog), si fondono l’una dentro l’altra in un continuo magma, pieno di energia vitale.
I toni sono sempre molto teatrali, drammatici e molto espressivi; è un album che tocca direttamente al cuore, proprio quei punti vitali che sembravano sopiti. I testi, tutti in inglese, ben si addicono e si fondono con la componente musicale.
Decisamente gradevole l’effetto complessivo, di grande risonanza e di notevole impatto.

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