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“Taki 183″ di El9mm

Recensione di Eleonora Piazzi

Primo ostacolo di questo album, almeno per me, è sicuramente il fatto che sia un genere che normalmente non ascolto. Quindi oltre ad avere pochi termini di paragone, ho una preparazione piuttosto scarsa in materia di synth, campionatori e simili.
Eppure questo disco ha comunque una sua anima.
Non è ben visibile a prima vista, ci vuole uno sguardo attento e un orecchio preparato ad accogliere anche quello che non conosce, ma se si ha pazienza si riesce a cogliere la sottigliezza di queste 15 tracce, che sono un mix di elettronica, rap e scene di film.
Un lavoro veramente notevole, e di sicuro di impatto, che mette insieme elementi tanto diversi, traendo comunque da tutto ciò un sound ricco e particolare.
Mi piace l’idea di voler dare un’immagine della società attuale che ci circonda non tanto attraverso testi impegnati o di denuncia, ma utilizzando solo la musica, campionata, sintetizzata, trasformata per ottenere suoni altrimenti sconosciuti, nel tentativo di dare vita a una cassa di risonanza per il grigiore delle periferie tutte uguali e tutte senza speranza in cui viviamo.
Simone Falgiatore, in arte El9mm (elnovemillimetri) è sia musicista che tecnico del suono, attualmente al suo quarto album, che ha iniziato la propria carriera nel mondo della musica studiando pianoforte, per poi virare verso altre sonorità, avvicinandosi in questo modo alla musica elettronica e a tutto ciò che permette di comporre e creare musica partendo da software per pc. Da qui poi l’idea di sviluppare diversi campioni musicali, passando per stili e influenze diversi, usando strumenti reali, affiancando atmosfere cinematografiche a esperienze di vita vissuta, mescolando il tutto per creare un sound unico e particolare.
Fa pensare molto alle colonne sonore dei film, la prima immagine che mi viene in mente è lo smile dipinto sulla facciata del palazzo in fiamme in “Fight club”, ricordando anche lo stesso messaggio di fondo: viviamo in una società che non si interessa di noi, e avere il nome di un tizio sulle nostre mutande o una lampada in carta riciclata non candeggiata sembra la sola cosa importante.
Quindi nel complesso doppio pollice su, soprattutto per l’impegno nel cercare di trasmettere con la propria musica un messaggio sempre più spesso ignorato.

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