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“Oggi cadono le foglie” di Petralana

Recensione di Eleonora Piazzi

I Petralana sono Tommaso Massimo, voce, chitarra e piano, Marco Gallenga, violino, Pietro Spitilli, contrabbasso e basso elettrico e Richard Cocciarelli, batteria. Quattro elementi new jazz, che uniscono strumenti classici e rock in una malinconia infinita.
Il cd di esordio è un concept album liberamente ispirato a “Il barone rampante” di Italo Calvino, un libro che io ho letto tanti anni fa e ricordo in modo piuttosto shockante, molto probabilmente perché non l’ho capito. Ma mi è rimasta bene impressa nella memoria l’immensa malinconia di quel bambino che si arrampicava sull’albero per non scendere più, la stessa malinconia che ritrovo in ogni singola nota e ogni singola parola di Oggi cadono le foglie.
Pianoforte, chitarra acustica, violino e contrabbasso contribuiscono a creare una sottile spada di tristezza nelle orecchie di chi ascolta, che non trova conforto nemmeno dalle parole, che sono di una gravosità incredibile. La narrazione è organica, una vera e propria storia che racconta di come Tommaso, il protagonista della nostra storia, musicale e non, si sia arrampicato metaforicamente sull’albero, prendendo il distacco da una situazione precedente, abbia incontrato la bella Viola, di cui si è innamorato e che vorrebbe avere tutta per sé, invece che etoile brillante ma distante nella romantica Parigi, parla di libertà, del suo fruscio, della sua potenza, parla di passione e amore non solo carnali, ma anche per la natura, per quello che colpisce al primo sguardo, al primo tocco, fino a sperimentare la solitudine che lo avvolge come le foglie che cadono dalla quercia su cui sta seduto.
Le basi strumentali sono tutte molto lente, addolcite dal violino e dalle spazzole che sfiorano appena la batteria, forse anche troppo lente, fin quasi a risultare tutte estremamente simili. Manca quel “su e giù” stile montagne russe che di solito vede accostare brani con più temperamento ad altri molto più morbidi e delicati, che però contribuisce a mantenere vivo l’ascolto, e a seguire con più attenzione anche i testi.
Il gruppo nasce nel 2002, come duo formato solo da Tommaso e Marco, e si arricchisce nel corso di diversi anni dell’apporto di Richard e Pietro, che oltre a proseguire con il repertorio di base ispirato al grande De Andrè, cominciano a lavorare su linee proprie, finchè in ritiro in un casolare circondato da boschi e pascoli, prende vita “Mi sembra tutto di grano”, che sembra non esaurire tutto quello che Tommaso ha da dire. Infatti comporrà anche le successive otto tracce, completando il suo percorso musicale e contemporaneamente di vita, che andranno poi a chiudere l’album di esordio.
Il tentativo che viene fatto dal gruppo è di dare nuove sonorità armoniche e nuove aperture musicali a quanto scritto inizialmente da Tommaso, aggiungendo elementi inizialmente non previsti, come la fisarmonica di Mirko Guerrini, la viola di Giulia Nuti, o il contrabbasso ad arco di Ferdinando Romano, ampliando la gamma musicale dapprima pensata solo per voce, chitarra e violino. Le canzoni, composte tra il fuoco scoppiettante di una stufa a legna e la pioggia che cade nel bosco sprigionando intenso l’odore delle foglie, ne guadagnano in complessità e in spessore, facendo intravedere buoni lavori nel prossimo futuro.
Nel complesso non è un album da castigare, è buono il tentativo di discostarsi dalla solita forma cantautoriale italiana per avvicinarsi a qualcosa di più complesso e ricercato, ma manca ancora quel pizzico di ritmo che renderebbe il tutto molto più interessante e accattivante, anche alle orecchie di chi è abituato a ben altri generi.

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