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“K” di Gripweed

Recensione di Irene Ramponi

Tra l’elettronica, il sound sperimentale, il synth pop e l’ambient si muovono i Gripweed, con quel tocco inquietante di dark in pura citazione Depeche Mode che non guasta.
“K” è un album concettuale, piuttosto astruso e complesso, e questo molto probabilmente perché rappresentativo dell’eterno errare della condizione umana verso una meta lontana, presumibilmente irraggiungibile.
Il minimalismo strisciante di questo album è l’incarnazione dell’eterna insoddisfazione alla ricerca di qualcosa perennemente sfuggente, di una felicità che è solo un’utopia, di una stabilità impossibile.
Verosimilmente il leader del gruppo si è dileguato nel nulla (nessuno sa dove, anche se sappiamo che è vivo, in qualche punto sperduto dell’universo…), facendo però sapere, in stile telegrafico, che è alla ricerca di una nuova dimensione di ispirazione.
Le tracce si succedono l’una all’altra come in un vortice, come in un contesto senza spazio né tempo; nei primi sei pezzi (Mode Off, Cigarettes, Delicacy, The Fool On The Bill, Nadine, Burts) è l’elettronica sperimentale a far da padrona, (un succedersi di rimandi non solo ai Depeche, ma anche a qualcosina dei Daft Punk) come a formare un unico filo conduttore a guidare tutto l’evolversi dell’album; la naturale conclusione di tutto questo è l’ultimo brano, Plastic Bag, come a chiudere virtualmente un cerchio che realmente non si potrà mai chiudere, dal momento che il pezzo è il più melodico ed in esso il senso di inquietudine, espresso perfettamente negli altri brani con l’uso dell’elettronica, viene leggermente smorzato con rimandi alla classica (è forse il brano dove vengono utilizzati meno la musica sperimentale ed il sintetizzatore, per lasciare il posto ad un suadente pianoforte, protagonista del pezzo).
Un genere abbastanza d’élite, che può piacere come può non piacere, ma sicuramente in cui l’impegno di ricerca sperimentale c’è stato eccome; ci auguriamo che Cristian torni tra noi e che riesca a trovare l’ispirazione perduta di cui è ora alla ricerca.

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1 Commento

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