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Amarone in Jazz

“Identità” di Stasi

giu 24th, 2010 | By | Category: Recensioni, Recensioni Album

Recensione di Erica Buzzi

Prima di questo cd non avevo mai sentito canzoni degli Stasi, quindi per me era una completa immersione in un gruppo di cui non sapevo nulla. Parto col dire che il gruppo è formato da Cristina Puia (chitarra, violino, cobza), Ruggero Ruggeri “Bob” (basso), Luana Barnabà (voce), Chiara Vidonis (chitarra, voce), Francesco Merenda (batteria).
Di solito sono un po’ titubante riguardo ai gruppi Italiani con testi in italiano e invece gli Stasi sono stati una bella sorpresa. Musicalmente a primo impatto mi hanno ricordato un po’ Interpol ed Editors, parlo solo della parte strumentale ovviamente visto che la voce è femminile! Ed a proposito della voce (Luana) devo dire altra bella sorpresa, è di certo la parte che mi ha catturato di più in tutto l’album, una voce grintosa che finalmente non cerca eccessi per colpire! Voce e musica si mescolano e formano un mix piacevole, suoni che passano dal rock puro a effetti alla Kasabian o Depeche Mode o introduzioni elettroniche alla The Faint (come in Automaticamente), difficile richiuderli in un genere, un pop-rock non troppo duro, ma a tratti aggressivo accentuato dalle chitarre e dalla voce forte di Luana. In questo album gli Stasi alternano pezzi più ritmati e ballate, testi che parlano d’amore ma anche di temi di attualità, urlano la loro opinione senza nascondersi, testi schietti che parlano di tematiche sociali in cui tutti i giorni ci scontriamo, come ad esempio in “Identità”, la canzone che dà nome all’album, parla di razzismo nei confronti delle diverse culture con cui ormai conviviamo; in questa canzone gli Stasi senza troppi giri fanno capire quanto può essere stupido nascondere la xenofobia con la “cultura di uno Stato”, parla di “valori ormai persi” che appunto facciamo riaffiorare solamente per esaltare le diversità tra i popoli. Una canzone bella, sia nel testo che nella musica, gli Stasi aggiungono ritmi e suoni etnici che rendono ancora più l’idea di ciò che vogliono comunicare con il brano e con l’intero album.

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