Indossate i vostri occhiali scuri e tirate fuori dalla naftalina i pantaloni a zampa di vostro padre. Questi sono due requisiti necessari per poter fare quel balzo indietro di trent’anni, come neanche sentirlo.
Siete pronti per la rapina? L’adrenalina sale al passo con la ritmica pulsante del drumming di Fabio Rondanini e viene amplificata all’ennesima potenza dei riff funk della chitarra, dal basso martellante e spiritato, e dai passaggi acid jazz delle tastiere del poliedrico Enrico Gabrielli.
Il calibro 35 per le armi non esiste, rimane quindi incastonato nella trama ideale di un film poliziesco, proprio come le loro colonne sonore, che attingono ai grandi classici come “La morte accarezza mezzanotte” di Gianni Ferrio, “Milano Odia” di Ennio Morricone e “Il Consigliori” di Riz Ortolani, per citarne solo alcuni.
I Calibro 35 invece esistono eccome ed esplodono di perfezionismo esecutivo, di guizzi potenti che lasciano un’impronta personale nella loro musica prettamente strumentale e li distanziano dall’essere un gruppo esecutore di cover. Sinceramente, anche fosse, lo farebbero così bene e con un piglio così intuitivamente geniale, che non peserebbe affatto.
Questo “supergruppo” è del resto composto da musicisti che già collaboravano con artisti come Niccolò Fabi, Mariposa, Eugenio Finardi e Afterhours, uniti dalla fortunata mente del noto prodotture Tommaso Colliva. Questo va detto perchè in questo modo si coglie maggiormente la cura dei dettagli, dei suoni fantastici, dell’uso di svariati strumenti (oltre a batteria, pianoforte elettrico, organo, basso e chitarra sono stati suonati anche il flauto traverso, il sax, cembalo e xilofono), che danno un impatto quasi orchestrale all’esecuzione dei pezzi.
L’approccio fortemente improvvisativo, da lussuosa jam session metropolitana, crea una sorta di energia statica, che si consuma in pochi minuti, per poi rinnovarsi sotto altra forma e temperatura, come delle ruote di un binario che si modellano a seconda del calore e del peso, ma che sanno sempre esattamente dove andare.
I Calibro 35 non raccontano solamente di rapine a mano armata e spari nella notte cittadina, ma indossano il passamontagna e con il loro incedere sicuro riportano in vita i fasti dell’era d’oro delle colonne sonore italiane, rivestendole di nuovo, digrignando i denti, scuotendo la testa, sbattendo i piedi per terra e sorridendo sornioni.
Sempre bravissimi.

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