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“Concerto For The Undead” di Stigma

Distinguersi in un genere inflazionato come quello del deathcore è un’impresa titanica. Troppi gruppi che spuntano come funghi, chi ci crede veramente, chi lo fa per attaccarsi all’ultimo trend, ma questa è una cosa comune a qualsiasi genere, quindi eviterò di dilungarmi su questo argomento, anche perché ho cose più importanti di cui parlare al momento.
Ebbene si, tutto questo preambolo mi serve per introdurre “Concerto For The Undead”, secondo full length dei nostrani Stigma. Badate bene, il mio preambolo non vuole essere un’accusa, bensì un tributo all’impegno e alla dedizione che questo gruppo mette costantemente da 10 anni nel loro fare musica. Si perché gli Stigma non sono gli ultimi bambocci saliti sul carrozzone del deathcore, ma stanno sputando sangue e sudore da tempi non sospetti. In poche parole si sono fatti le ossa in anni e anni di concerti.
Avevano già sorpreso con il loro precedente “When Midnight Strikes”, un buon lavoro che nonostante suonasse ancora acerbo sotto alcuni punti, già metteva in luce le capacità del quartetto cuneese (mondovidiano?). Gratificazione? Appagamento? No signori. Gli Stigma si sono rimboccati le maniche e hanno aumentato i loro sforzi e, ad ascolti fatti, devo dire che il quartetto si è superato.
Per “Concerto For The Undead” hanno fatto le cose in grande: registrato ai Fear Studio di Ravenna da Jona Weinhofen (ex I Killed The Prom Queen, ex Bleeding Through e attuale chitarrista dei Bring Me The Horizon) e mixato e masterizzato da Scott Atkins (Behemoth, Cradle Of Filth, Sylosis), ci regala 10 tracce di potente deathcore che suona fresco e accattivante, coinvolgendo l’ascoltatore dall’inizio alla fine.
L’immaginario in cui si muovono gli Stigma è quello del horror classico/fumettistico, quello che rimanda alla serie Tales From The Crypt, testimoniato anche dall’artwork stupendo di Andrea Berton (Corefolio Design), valore aggiunto alla totalità del lavoro.
Le canzoni sono dei veri propri assalti di velocità forsennate e tecnicismi di precisione chirurgica (“Chop His Head Off”, “Prove You’re A Man”, “3000 Years And Still Keeping It Real”, “A Grave Situation”) che si alternano a momenti più “pacati”, ovvero nei mid tempo di pezzi come “A Monstorous Feeling” e “What About A Terror Ride”.
Un lavoro praticamente perfetto sotto ogni punto di vista (musicale, artwork) che di sicuro si candida tra le migliori uscite nel panorama nazionale e non mi sorprenderei che risultasse essere un ottimo biglietto da visita in ambito internazionale, considerando che, come il precedente lavoro, “Concerto For The Undead” sarà pubblicato dall’americana Pivotal Rockordings.
E mi sento fermamente di consigliare questo disco a tutti i giovani (e non) che si fanno ammaliare da tutte le uscite deathcore che arrivano da oltreoceano: aprite gli occhi che abbiamo qualcosa di veramente valido in ambito nostrano, un gruppo che si è fatto il mazzo per arrivare dov’è ora, senza doversi attaccarsi come un vagone all’ultimo tren(d)o.
A vostra discrezione ovviamente, anche se snobbandolo vi perdereste qualcosa di veramente meritevole.

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