“Keep telling myself it’s alright” di Ashes Divide
mar 11th, 2010 | By Valentina Zardini | Category: Recensioni, Recensioni AlbumRecensione di Eleonora Piazzi
Gli Ashes Divide nascono da un’idea di Billy Howerdel, ex chitarrista degli A Perfect Circle, a cui si aggiungono Jeff Friedl alla batteria, Matt McJunkins al basso, Jonny Radke alla chitarra e Adam Monroe alle tastiere.
L’album di debutto, “Keep telling myself it’s alright”, è composto da undici tracce che possono essere catalogate come rock, ma che sanno essere melodiche quanto basta per farti viaggiare lungo la linea dei pensieri di chi ne ha scritto i testi. La voce di Billy Howerdel ti accarezza piano, mentre la chitarra di Jonny Radke ti accompagna tra le montagne russe di molteplici emozioni, dall’ abbandono alla ribellione, allo struggimento, passando sempre attraverso la speranza, senza dimenticare quel tanto che basta di cattiveria, necessaria a volte per andare avanti. You say it’s not too late, we can change, and I say, hurry up, help me touch the ground tonight, troviamo nel testo di “Ritual”. Non è troppo tardi per cambiare, possiamo sempre risalire, ma per farlo dobbiamo prima toccare il fondo.
Il rock proposto dagli Ashes Divide è morbido al punto giusto da poter essere usato per creare atmosfera, però con alcuni picchi che ti riportano alla realtà, come “Denial waits” e “Enemies”. La voce del cantante è potente ma non aggressiva, e non trascende mai in urla screamo completamente incomprensibili, ma risulta essere morbida e avvolgente quasi come una carezza. Molto bello è l’intro di “Forever can be”, che parte con un giro di chitarra acustica a cui si aggiungono in breve batteria, basso e tastiere. Batteria e pianoforte restano un punto basilare per tutti i 4.52 minuti della canzone, ingentilendone in qualche modo il testo.
L’album nasce nel 2005 da un progetto solista dello stesso cantante, che voleva incidere una serie di brani dal ritmo più cadenzato e veloce rispetto a quelli che caratterizzavano gli A perfect circle, anche se all’inizio i brani composti entrarono nella colonna sonora di un videogame, Jak X: Combat Racing. La stessa “Denial waits” doveva far parte di questa colonna sonora, ma alla fine trova la strada del cd. Sono numerose le collaborazioni presenti nella registrazione di Keep tellin myself it’ alright, come Johnette Napoletano, batterista dei Concrete Blond in “Too late”, Matt Skiba, batterista degli Alkaline Trio, nell’editing del testo di “The pray” e Paz Lenchantin, bassista degli A perfect circle per “Denial waits”. Come sonorità sono paragonabili ai Kill Hannah e ai Madina Lake, con qualche accenno anche agli You me at six e ai Kids in glass houses.
Decisamente è un album da tenere sincronizzato nella playlist del proprio ipod, ideale quando nelle prime giornate calde di primavera ci si lascia cullare dall’odore dei fiori che rinascono e dal calore del sole sulla pelle in una piacevole passeggiata al parco fuori dal caos cittadino in cui ci troviamo costantemente a combattere.
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