“The Betrayed” di Lostprophets
feb 9th, 2010 | By michael | Category: Recensioni, Recensioni Album
Sono passati quattro anni dall’ultima volta che un nuovo cd dei Lostprophets ha fatto capolino sugli scaffali dei negozi di musica. Quattro lunghi anni in cui l’attesa dei fan si è fatta spasmodica rinvio dopo rinvio. A complicare le cose ci ha pensato la dipartita del batterista Ilan Rubin, che ha raggiunto i Nine Inch Nails ed è stato sostituito da Luke Johnson. Ora, anno di grazia 2010, possiamo mettere mano (e orecchie) su questo travagliato oggetto misterioso.
I tempi dell’esordio “Thefakesoundofprogress” sembrano ormai lontani anni luce, e penso che anche il più oltranzista dei fan si sarà messo il cuore in pace sul fatto che quei tempi non torneranno mai. I Lostprophets sono cresciuti album dopo album, e si può tranquillamente dire che questo “The Betrayed” sia la summa di anni e anni di duro lavoro e concerti infuocati in giro per il mondo.
Mai connubio tra ritmiche serrate e potenti e melodie accattivanti è stato così azzeccato, sintomo di un enorme lavoro in studio dove nulla è stato lasciato al caso. Con questo non voglio dire che è un prodotto preconfezionato e privo di anima, tutt’altro. I Lostprophets forniscono una delle loro migliori prove per quanto riguarda intensità e resa sonora. L’inizio è da urlo, una “Dstryr/Dstryr” pronta a far scuotere le teste ai concerti del gruppo e che funge da preambolo ai singoli “t’s Not The End Of The World But I Can See It From Here” e “Where We Belong”, convincenti e accattivanti al punto giusto, che non hanno paura di suonare semplici e diretti.
“Next Stop Altro City” potrebbe fare l’accoppiata con la canzone iniziale in termini di grinta e adrenalina. C’è tempo anche per la punk-rockeggiante “For He’s A Jolly Good Felon” e la scialba “Streets Of Nowhere”, probabilmente l’episodio più debole del lavoro, il cui inizio ricorda “Are You Gonna Be My Girl?” dei Jet.
Ma la vera sorpresa di “The Betrayed” sono le canzoni “The Darkest Blue” e “The Light That Burns Twice As Bright…” dove venature dark avvolgono le trame sonore che si intrecciano tra muri di chitarre e pianoforte, regalando all’ascoltatore una valida alternativa al classico sound del gruppo.
Tirando le somme questo quarto album dei Lostprophets è davvero un buon lavoro, semplice, energico e piacevole da ascoltare. Un buon passo avanti rispetto alle derive pop/commerciali del precedente “Liberation Transmission”, e un gruppo che dopo essere scomparso momentaneamente dalle scene, torna per riprendersi il posto che gli spetta nel panorama della musica alternative mondiale.
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sono dovuto andare a frugare tra i miei cd per ritrovare Thefakesoundofprogress e dopo essermelo riascoltato un po’ devo ammettere che questo nuovo lavoro mi piace…niente cose complicate, un buon album…ideale per i viaggi!