“3″ di Miura
gen 7th, 2010 | By michael | Category: Recensioni, Recensioni Album
I Miura sono un gruppo nato ormai 8 anni fa dalle ceneri degli storici Timoria. Giunti al terzo album della loro carriera, i Miura mettono da parte il rock vigoroso e influenzato dalla psichedelia e dal noise dei precedenti lavori in favore di un suono più ricercato e meno derivativo.
Il gruppo non è mai stato autore di capolavori, ma c’è da dire che i loro lavori sono sempre stati caratterizzati da una semplice e sincera creatività compositiva. Ed è proprio la passione per la musica che li ha probabilmente spinti a tentare nuove soluzioni, meno irruenti ma per questo non disprezzabili.
In questo “3″, infatti, il vigore delle chitarre dei due lavori precedenti è un vago ricordo che fa capolino di tanto in tanto. Gli 11 pezzi di questo lavoro hanno un piglio decisamente più pacato, dove testi intimisti si fondono su trame sonore delicate, melliflue, dove a farla da padrone è la psichedelia più dolce e sognante.
Dal punto di vista strumentale niente da dire, il gruppo di esperienza ne ha a palate, a partire dal batterista e membro fondatore Diego Galeri, storico batterista dei Timoria.
Quello che manca, a mio avviso, è una sorta di completezza dal punto di vista compositivo, cosa comune a chi decide di rimescolare le carte in tavola del proprio suono da un album all’altro. Le idee non mancano, i pezzi sono suonati egregiamente e di sicuro sono un buon punto di vista per quanto riguarda le produzioni future.
Ma c’è un senso di freddezza che permea l’intero lavoro, forse anche a causa di una produzione che ha scarnificato il suono della batteria e ha ridotto la chitarra ad un semplice orpello in mezzo agli strumenti piuttosto che darle un ruolo da protagonista.
Manca il calore, manca il coinvolgimento. Forse con una produzione meno “minimale” i pezzi, già di per se buoni, suonerebbero più corposi e darebbero più sfumature al lavoro. Certo non mancano i punti morti all’interno del lavoro, ma ribadisco, è normale durante i cambi di rotta inerenti al suono di un gruppo.
Consideriamolo come un buon lavoro di transizione con parecchie idee su cui lavorare. Con un po’ di naturalezza in più e con alcune cose messe a fuoco, probabilmente ci troveremo tra le mani un gran lavoro con la prossima uscita. Di sicuro a loro la classe non manca.
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