Qualcosa non torna…oppure è tutto dannatamente al posto giusto. Se Florence and the Machine (aka Florence Welch) non fosse inglese, non avesse quei deliziosi capelli ramati, quella pelle diafana e un look pressochè perfetto filerebbe tutto così liscio e ti rimarrebbe così impressa nella memoria?
Credo di si, perchè in realtà la cosa che fa la differenza in questo progetto solista è il carisma. La ragazza è un’ottima interprete, ha una voce fortemente riconoscibile, con dei colori soul che donano ai pezzi un calore inaspettato. Si potrebbe essere sviati da un sapore tipicamente pop e facilmente fruibile, ma l’ascolto attento svela una passione per l’indie rock e per i ritmi sostenuti e suadenti.
Facile infatti innamorarsi al primo ascolto degli arrangiamenti più ruvidi “alla Tom Waits” di pezzi come “Girl with one eye”, che spicca sugli altri. Ma Florence and the Machine non è solo questo. E’ anche un quadro barocco, una spruzzata di patinata elettronica, il tutto reso squisitamente “alternative” in primis dalla potenza della sua voce, poi dai piccoli grandi accorgimenti ed orpelli dal retrogusto dark (alla My Brightest Diamond).
“Lungs” rimane alla fine un disco ben fatto, leggero, orecchiabile, ma con uno spessore che di certo lo nobilita di gran lunga. Questo spessore è aiutato dalla fitta concentrazione di influenze, dalla forza di Annie Lennox, all’acida spensieratezza (e pronuncia inglese) di Kate Nash, alla curiosità di Bat For Lashes e all’approccio doloroso e vellutato di Fiona Apple…il tutto equilibrato sì dal suo talento, ma senza dubbio anche grazie all’esperienza dei signori produttori con cui ha collaborato: James Ford (Arctic Monkeys, Klaxons), Paul Epworth (Bloc Party, Babyshambles, Maximo Park, Primal Scream) e Richard Flack (Tina Turner, Skin, Robbie Williams, Kylie Minogue).
Tutto è dannatamente al posto giusto…l’avevo detto io.
