E’ da qualche tempo che il suo nome è sulla bocca di tutti, guadagnando complimenti, critiche o semplicemente suscitando curiosità.
Ho voluto anch’io farmi una mia personale idea al riguardo, che andasse oltre i singoli che passano in radio o in tv. Così ho ascoltato “The fame monster”, con orecchio più possibile non condizionato da tutto ciò che è stato detto e scritto al riguardo.
Questo è un album creato con una lucidità pazzesca, disegnato per il mondo dance, perfetto per essere apprezzato in discoteca, ma anche in macchina o addirittura a casa. Perchè si, bisogna essere amanti della musica dance per riuscire ad acquistarlo e digerirlo a cuor leggero, però nel suo genere (e solo in questo) è sicuramente apprezzabile.
Ci sono basi prevedibili, tralasciando le uniche due mosche bianche “Speechless” e “Teeth”, che non lasciano niente da ricordare nè da invidiare, ma la forza di Lady GaGa non è certo negli arrangiamenti, ma nel saper confezionare un prodottino facile da consumare, effimero quanto basta e soprattutto ad effetto.
Non a caso la sua immagine è provocante, dissacrante, sempre lanciata verso una modernità lontana, a volte incomprensibile. E badate, non c’è solo immagine dietro questa musicista italo americana. Non l’ho definita casualmente musicista, poichè chi ha ascoltato delle sue performance pianoforte e voce si è senza dubbio accorto che la ragazza sa suonare e soprattutto sa cantare. Bene.
Eppure ha deciso di vendersi alla dance music, tralasciando l’unicità e la qualità nella scrittura della musica e puntando su quella del personaggio pubblico. Perdonatemi, ma la dance proprio non dovrebbe essere contemplata come genere musicale, ma come prodotto di un buon programmino.
Quindi un applauso al fortunato e remunerativo progetto portato avanti dalla signorina Stefani Joanne Angelina Germanotta, che a soli ventitre anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio nel patinato mondo dei media (e la presenza di Beyoncè in un suo pezzo ne è la prova lampante), anche se preferisco di gran lunga godermi le sue esibizioni che esulano dai lavori dance da lei finora prodotti.
Ecco, ora ho ascoltato per intero il suo album, mi sento tanto a disagio con questo genere musicale quanto prima, ma almeno ora posso parlarne più a cuor leggero.
Ascoltare per giudicare.

Notevole. Forse stupefacente. Non riesco a capacitarmi come una semplice ragazza (Stefani Germanotta) grazie alla magia della musica diventa Lady GaGa, la pluripremieta e pluricriticata. Ma oltre al suo strano look da trasgressiva ma allo stesso tempo alla moda ha una dote sovrannaturale: la voce.
E non una voce qualsiasi, sia chiaro. Lady GaGa riesce sempre a coinvolgere tutto e tutti con la sua voce. Le sue canzoni e in particolare gli stessi singoli trattano argomenti espliciti. Dal voler diventare famoso, alle proprie paure, con argomenti romatici e altri più accattivanti (alcool, droga, sesso). Ma la sua voce riese sempre e comunque nel suo inento. Perchè quando lei sale sul palco, e i riflettori vanno su di lei non conta più nulla chi è, se GaGa o Stefani, ma conta ciò che sa fare.
Non condivido la tua recensione. Per ascoltare questo albun bisogna fare uno sforzo. Invece di sentirlo in macchina e dire: “l’ho ascoltato:che schifezza” bisogna trovare un posto isolato altri rumori che possono staccare il legame che c’è tra la musica e il cuore. Se non fai in questo modo sentirai solo parole senza senzo come: “Rah Rah Rah Rah Ah Ah”, e non il vero BAD ROMANCE!