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Amarone in Jazz

“Them Crooked Vultures” di Them Crooked Vultures

dic 23rd, 2009 | By | Category: Recensioni, Recensioni Album

Recensione di Cristiano Mecchi

70 90 2000. Non do i numeri.
Sono i T.C.V.
E questi numeri li hanno giocati alla lotteria del rock n roll ed hanno sbancato. Era ovvio.
Era ovvio perchè se metti assieme John Paul Jones dei Led Zeppelin (anni 70) Dave Grohl dei Nirvana e Foo Fighters (anni 90) e Joshua Homme dei Kyuss e Queens Of The Stone Age (anni 2000) non può non accadere qualcosa.
Grohl ha contattato P.Jones due anni prima (aveva già collaborato con i FF) e gliel’aveva buttata li…poi a febbraio del 2008 e ha fatto sedere Homme e P.Jones vicini alla cena per il suo compleanno…e gli 8 mesi seguenti nessuno sapeva che questi tre stavano suonando assieme.
Nessuno.
Qualcosa ha cominciato a trapelare verso questa primavera. Hanno pubblicato un disco omonimo a fine novembre: rock n roll senza compromessi commerciali di nessun tipo. Fresco brillante e rigoglioso. E si sono divertiti come adolescenti: basta mettere la seconda traccia ad un volume irragionevole e capirete cosa intendo.
Homme è un songwriter eccezionale. Grohl ha un batterismo di una semplicità ed un efficacia tipica del punk o del trash metal vecchia scuola però con un groove di chi consedera Bonham come fonte principale di ogni suo beat (il doppio pedale suonato in Reptiles è da antologia).
Paul Jones si è finalmente tolto quell’inguardabile taglio da paggetto che aveva con i Zeppelin e ha sfoderato tutta la sua malizia unita ad un attitudine da cowboy polveroso che neanche Clint Eastwood.
Il disco ha una (auto)produzione sopraffina. Arrangiamenti intelligenti, backing vocals e altre sovraincisioni (vedi il glockenspiel di “Dead End Friends”), che sembrano frutto di un’indagine di mercato votata alla goduria degli ascoltatori più che all’headbanging di massa.
In moltissimi momenti sembra di essere davanti ad un nuovo disco dei QOTSA ma puntualmente arrivano smentite di matrice Zeppeliniana a volte lampanti come in “Reptiles” (idealmente il seguito di Cashmir) a volte sornione con temi di basso, organo e chissà quali altre diavolerie a tasti,  che colorano di settantoso il terreno punk-sonico Y2K su cui si posano.
Non è facile da ascoltare. Non ci sono canzonette. Ha bisogno di almeno 5 ascolti per permettervi di godere come dei matti. Forse “Warsaw or the first breath you take after you give up” potevano farla durare un paio di minuti in meno.
Per il resto, la scaletta è azzeccatissima. Il booklet è semplice e (attenzione) anche con i testi.
Mi dispiace solo che Lanegan non abbia preso parte al banchetto degli Avvoltoi: “Bandoliers” sembra scritta apposta per lui.
Fatevi un regalo. E tramandatelo ai vostri figli. Spacca!

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One comment
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  1. Un lavoro decisamente superbo…non sono riuscito a staccarmi da questo cd per tutta la mattina! Una vera iniezione di rock…e poi sentire nuovamente Dave alla batteria, con il suo sound e il suo stile, emozioneee!

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